André Mary. le syncrétisme des Fang du Gabon

 

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racine Iboga

accoglienza

sommario 

1 / la pianta

2/la religione di eboga

-articolo di André Mary (enciclopedia delle religioni)

-articolo di Goutarel

- estratti di "Pericolo Bianco" di René Bureau

- il Ngozé, il culto Bwiti,

- piano del tempio

-lessico bwiti 

3/iboga ed addiction

4/Agora: esperienze vissute, articoli, diversi,

5/album foto

legami

 

 

 

 

Articolo di André Mary
in "Enciclopedia delle religioni", p 1 184-1 191,
lavoro collettivo sotto la direzione di Federico Lenoir e Y.T Masquelier
Bayard edizioni. Dpt lgal sette 1997

 

II. DI UN SINCRETISMO ALL'ALTRO

Il culto Bwiti dei Fang del Gabon di cui parleremo essenzialmente qui, si è costituito da onde successive e si può distinguere almeno due tempi nella sua storia.

All'epoca di una prima tappa, all'inizio del ventesimo secolo, certi membri dell'ethnieFang prendono l'iniziativa di adottare il culto Bwiti dei Mitsogho del Sud-Gabon, al posto del Byéri, il loro proprio culto degli antenati.

Negli anni trenta e quaranta interviene un secondo tappa segnata dalle innovazioni di personaggi profetici, le preoccupazioni di una riforma liturgica e l'appropriazione di elementi chiesti in prestito al cristianesimo. Il rituale Bwiti è insindacabilmente di origine Tsogho, anche se ha già tutti i caratteri di un sincretismo locale generato del rinnovo del vecchio culto degli antenati, Mombe, della scoperta delle virtù là pianta allucinogeno Iboga procurato dai pigmei e dei prestiti accumulati durante le migrazioni che hanno preceduto l'installazione dei Mitsogho nella regione attuale deMimongo. Gli ethnies vicini, particolarmente gli Apindji, rivendicano anche l'invenzione di questo culto tradizionale, ma tutti gli iniziati riconoscono che la lingua consacrata del Bwiti, Mweneke o Mosodwe, quella che detiene la chiave dell'accesso al corpus delle conoscenze esoteriche del lingua Tsogho.

Le sorgenti esterne alla tradizione orali Bwitiste, missionari o amministrative, non forniscono di testimonianze della presenza del Bwiti dai Fang prima della guerra di 1914-1918. In compenso, le biografie leggendarie dei primi iniziati fanno risalire la diffusione del culto in milieuFang alla fine del diciannovesimo secolo, certe versioni che non esitano ad associare il suo arrivo nell'estuario al ritorno della barca di Savorgnan di Brazza. Nel suo principio, questo fenomeno di prestito non ha niente di eccezionale: fa parte di questo scambio dei buoni proceduti tra ethnies vicini che si usavano molto prima l'arrivo dei bianchi.

I Fang loro stessi hanno assunto, alcuni anni più presto, il ruolo di esportatori dei loro propri prodotti culturali, e particolarmente del rituale del Melan, vicino ai populationsBéti del Sud-Camerun. Il Melan, del nome della pianta allucinogeno Alan, consumato in vista di comunicare con gli antenati, designava più particolarmente i riti di iniziazione del Byéri, il culto ordinario che cingeva il "reliquiario" dei crani degli antenati (consultazioni, sacrifici, offerte), ma, per estensione, anche l'associazione clanique formato dagli uomini adulti iniziati al culto.

I Béti avevano le preoccupazioni di perfezionarsi adottando un dispositivo rituale che faceva chiamata ad un materiale ai loro occhi più complessi che ciò che era stato tramandato dalle loro tradizioni.

In questo mercato prato coloniale relativamente aperto e fluttuando dell'offerta e della domanda di pratiche cultuali efficaci, una popolazione chiede in prestito ad un'altro che lei stessa chiede in prestito ad un terzo, e così via, ciò che finisce per rendere completamente problematico la domanda dell'origine dei culti del resto.

Come va ad ignorare tuttavia le nuove regole chi pesare su questo gioco di diffusione e di prestiti nella cornice della situazione coloniale? e di accessi il peso dei vietati decretato dal potere missionario, le dichiarazioni di incompatibilità tra il battesimo e le iniziazioni, l'assimilazione del culto degli antenati al "feticismo" ed al pratiche "indemoniato?" Nei mezzi Fang dell'estuario in Gabon ed in Guinea Équatoriale, i missionari eserciteranno, grazie ai relè di catechiste, una repressione buona più forte sui giovani adepti del Bwiti che sui vecchi fedeli del Byéri, al punto di condannare molto rapidamente il rituale di importazione ed i suoi proseliti alla clandestinità.

La dimensione di società segreta, riservata ai soli iniziati, sottomessa all'ostracismo dei convertiti al cattolicesimo, talvolta in seno ad un stesso villaggio, è essenziale alla comprensione delle condizioni di diffusione del Bwiti nel società Fang dell'inizio del secolo. La drammaturgia della persecuzione domina ancora la memoria collettiva di oggi.

Un'altra risposta è stata quella di una conversione formale al cristianesimo associato alla piega parallela e strategica su un culto degli antenati che trovano nella situazione di clandestinità una sorgente di reviviscenza.

Ma la repressione non basta a rendere conto in profondità dell'abbandono di cerimonie familiari, private ed in parte segrete che hanno sempre costituito l'essenziale del dispositivo del Melan agli occhi degli iniziati. Né la propensione ai prestiti che si attribuisce spesso in aspettativa" a questo popolo di "conquistatori, né il genio dell'indocilità rispetto alla pressione missionaria, non permettono di spiegare la perdita di credibilità di un culto che incarnava agli occhi delle popolazioni riguardate la tradizione ancestrale.

L'analisi dei cambiamenti suscitati dalla situazione coloniale suggerisce che sia lo zoccolo di questo religione familialiste di vassallaggio alla protezione benevola dei pères,Esa che si sono trovati scossi.

I fondamenti sociali ed ideologici dell'essere-insieme, essenzialmente la solidarietà comunitaria del gruppo familiare, il Ndebot, e di gruppi paesano, il Mvogabot, e la gerarchia statuaria tra le stirpi, i sessi e le generazioni sono rimessi seriamente in causa.

Gli effetti indiretti dell'azione missionaria vicino ai giovani, delle donne e dei diseredati, ma anche le attrattive di salariat o gli obblighi di sradicamento generato dai cantieri coloniali hanno affettato il rapporto all'esistenza degli uomini adulti. Il Bwiti importato si offre allora agli occhi dei giovani uomini come un'opportunità di affermare la loro indipendenza rispetto alle costrizioni gerarchiche del cerchio familiare e paesano. Prima che i proseliti diventano loro stessi dei chefsBwitistes riconobbero e rispettati, nuovi garanti della parola dei padri, avevano il dovere di rompere con la riproduzione ancestrale del ciclo di ritorno dei padri, l'ha baa so dei riti tradizionali.

Sono i lavoratori Mitsogho, Masango, Apindji etAlombo, reclutato come cuochi o manovre, nei cantieri forestali aperti notament nella regione dell'estuario ed anche di Lambaréné che ha sostenuto il ruolo di venditori ambulanti del Bwiti vicino ai lavoratori Fang, loro stessi coupé per una lunga durata delle loro legami paesane. Il focolare principale di espansione del Bwiti in paysFang, parimenti più tardi il centro attivo dell'innovazione, trovati bene nella regione dell'estuario, alle porte di Libreville. Del paese verso nord si è disteso a partire da là il movimento di diffusione fino in Guinea Équatoriale ed in Sud-Camerun, invertendo così il movimento primo di convergenza verso l'estuario a partire dai villaggi e dei cantieri del sud. Anche se l'espressione è un poco brava tenuto conto dello sviluppo urbano molto limitato a questa epoca della placca girevole di Libreville, si può tuttavia dire che è un culto della città che i nuovi adepti del Bwiti riportano con essi nei villaggi Fang.

È anche significativo che la trasmissione del Bwiti, il passaggio del relè, si sia operato in questo non luogo a procedere che rappresenta il cantiere forestale, spazio di mescolanza degli ethnies e vero crogiolo culturale, rispetto al villaggio familiare.

La sua diffusione in paese Fang, per l'obliquità del ritorno al villaggio di quelli che era partito dai bianchi e che ritornavano col denaro, simbolo della nuova ricchezza, è potuto essere facilitato del resto dall'associazione stretta del prestigio di questo nuovo rito venuto e dei segni tangibili dell'arricchimento. L'Eboga, l'arbusto allucinogeno e più globalmente il rito, poteva generare una forza superiore al vecchio culto familiare, una forza alterna capace di rialzare la sfida sociale e culturale che rappresentava la religione dei Bianchi. Quando lesBwitistes Fang parlano oggi del potere dell'Eboga dei Mitsogho, non sentono rievocare semplicemente per là il potere di visione che procura questa droga paragonata a quello dell'Alan utilizzato in leByéri, ma anche la ricchezza dello scibile cosmogonico dei segreti della vita e della morte trasportata dalla lingua esoterica, ed anche la padronanza delle forze invisibili di cui manifestano i collocamento in scena notturno della drammaturgia rituale. I grandi iniziati Mitsogho facevano la dimostrazione spettacolare della forza di questo "fantastico-feticcio" all'epoca delle notti passate nei cantieri forestali: si poteva vedere dei banani ci spingere in una notte.

Il fascino di questo feticcio straniero vicino ai suoi nuovi adepti non impedisce di osservare quanto il Bwiti si accordava pienamente a posteriori, fino nel dettaglio del materiale simbolico animale o vegetale, col pantheon delle figure ancestrali, il percorso dei prove initiatiques e la struttura delle principali sequenze rituali del Melan e del So, il più grande ciclo cerimoniale del sociétéFang tradizionale. Il trasmissione initiatique del "pacco" del Bwiti, mbumba zi bwiti, contenendo degli elementi polverizzati di crani di antenati, pegno di protezione e sorgente di fertilità, ha preso naturalmente il relè del "borsa" duMelan, abup melan di cui la composizione delle virtù non era molto differente. Dall'obliquità dell'appropriazione di questo dispositivo simbolico venuto i Fang hanno riannodato del resto, sempre senza lo scibile, coi figli scuciti della loro propria tradizione. Questo è così come un culto importato è potuto apparire dopo paradossalmente come un "conservatorio delle forme culturali" tradizionali.

Il Byéri, il So ed il Bwiti appartengono alla stessa matrice simbolica, anche se, passando di un'all'altro, si scivola indistintamente di una religione degli antenati ancorati nel costume, ad una religione del cosmo nettamente più mistico, e di un rituale familiare ad un'associazione di proseliti.

La logica primo di questo sincretismo endogeno ed interurbano etnica si nutrono dell'omologia dei culture initiatiques in presenza, e del posto centrale che occupo l'esperienza visionaria.

Parlare di Bwiti Fang non deve suggerire che il culto sia stato adottato massicciamente dal sociétéFang nel suo insieme al punto di essere integrato in un patrimonio culturale comune. Non si può dire neanche che a si inizi il Bwiti Fang sia attraversato da una mira di unità interurbano etnica, alla ricerca di un'autorità centrale. La disseminazione di focolari culturali autarciques si accordano del resto perfettamente con un funzionamento in società segreto straniero ad ogni innovazione rituale. Le rimesse in cause dell'integralismo duBwiti tradizionali saranno contemporanei all'accesso alla visibilità del culto, alla sua installazione ai bordi delle piste ed all'uscita di una riconoscenza pubblica e nazionale che si esprimerà più per la voce dei suoi profeti tardi.

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