[ACCOGLIENZA] [ALBUM FOTO] [Sommario] [Indice] [bwiti & droga] [AGORA]

 

Seminario Iboga.

 

Testimonianza di Séverine 



Al cuore di sè


meyaya@iboga.org

Alcune testimonianze

 

 

In principio, quando leggevo qua e là che l'iniziazione all'iboga poteva equivalere, per certe persone, a "dieci anni di analisi, io che mi sono battuta 15 anni di psicanalisi, mi dicevo che se era vero, allora Mister Freud era probabilmente passato accanto all'essenziale! Mi piaceva abbastanza pensare questo visto che la psicanalisi è uno strumento formidabile e  fantastico adattato al pensiero occidentale ma che punti quasi sempre sul controllo del pensiero. La memoria cellulare, in terapia verbale, resta sul bordo della strada. Tuttavia, sono buone là quando ci sono dei traumi immagazzinati, i mali delle parole non detti e le altre dimensioni dello spirito vivacemente dimenticate dalla scienza del Santo Thomas.
L'iboga non mi era sconosciuta, e non a caso! Nata in pieno cuore dell'Africa, in boscaglia, al modo locale, avevo sentito parlare di questa bella pianta dalla mia più tenera infanzia. Ma pensare minimamente, lì 30 anni fà che si poteva avere intenzione di avvicinarsi a vedere e testare la faccenda nella cerimonia du M'bwiti suscitava un pò di delirio. Per i bianchi questo era solo un affare di black ed è tutto!
Io, piccola ragazza già, abitudinaria al mondo stupefacente e magnifico dei vegetali (mia madre faceva la paesaggista e dunque era fine conoscitrice in botanica, niente mi sembrava più naturale del comprendere ciò che questa radice significava per gli africani.
Ritornata all'adolescenza di questa Africa originaria, la mia vita fu spesso un lungo percorso di apprendistato difficile e doloroso. Un lungo periodo in psicanalisi ininterrotta dai diversi stage detti di "sviluppo personale" non mi avevano aperto mai completamente le porte di una vera percezione del mondo. Disturbata da anni da un discreto ma tenace film interno, la percezione della mia realtà progettata sull'esterno non smetteva di ingombrare la mia sete di sentire la mia "natura profonda", quella che c'era prima delle illusioni dell'Io così caro a Freud e ai suoi discepoli.
Nel novembre 2004, realizzo che la cinquantina non è che un compleanno di più. Qualche cosa in me, malgrado le soddisfazioni della mia vita professionale e privata, mi indica che le forze esterne mi segnalano che un tornante sta annunciandosi ma non ho buona visibilità. Sono nello sfumato più totale.
Scopro, grazie al lavoro di Vincent Ravalec, che un pugno di sognatori formidabili è riuscito a fare venire in Francia uno dei più promettenti Nganga del Gabon, uno denominato Mallendi. L'iniziazione è proposta in un modo autentico e fantastico incorniciato dalle donne e dagli uomini di cuore. Non esito un istante, supero le mie fife di cittadina sterilizzata e mi iscrivo al seminario.
Duante il mese precedente, pure continuando le mie attività abituali, mi preparo. Interrogazioni in profondità, scelte degli obiettivi, motivazione analisi del mio ritmo. Come molti, ho una vera apprensione: è sopportabile? vado a cadere in piombo? sarò malata come una cagna? non finirò col prendermi per Giuseppina di Beauharnais? Non sarò assalita dalle angosce? Altrettante domande che ogni persona abituata alla comodità dell'accompagnamento attutito all'occidentale si pone poco o molto lanciandosi in una tale impres.
 

Dopo due giorni e mezzo di iniziazione, posso affermare che "la donna nuova è nata?" Secondo una prassi diffusa, posso rispondere Sì.

Posso confermare la testimonianza di V. Ravalec indicando che ogni esperienza è unica perché traduce precisamente l'aspetto eccezionale di ogni partecipante. In ciò, l'iboga è una radice rivelatrice. Non vi porta niente che non sappiate già, per quanto poco abbiate accettato, alcune volte nella vostra vita, di ascoltare la vostra piccola via interiore. L'iboga è un amplificatore di questa piccola via. Traduce col suo linguaggio proprio (visioni, colori, scene simboliche, suoni vibratori...) ciò che la nostra natura profonda sa dalla notte dei tempi e che il nostro stile di vita ha soffocato accuratamente. Ma la radice non si limita a questa amplificazione, si rivolge al cuore. Eh sì, cari amici "ricercatori!" l'iboga è il frutto di una lunga conversazione tra i mondi immobili della vegetazione, della terra, dell'aria e del fuoco. Alimenta il cuore con un piccolo battito supplementare, non patologico, che è quello che provate quando siete innamorati. Diventa anche meglio, vi lascia degli effluvi persistenti di questo sentimento di amore, molto tempo dopo il suo passaggio nel vostro corpo e la vostra psiche. Le immagini indicibili che ha fatto nascere davanti alla vostra visione chiusa, hanno tutte un significato preciso. La radice non consegna tuttavia, necessariamente subito le risposte, sa farvi aspettare. Non perchè voglia generare della frustrazione ma perché "sa" che avete bisogno di certe circostanze del quotidiano per fare poi il legame tra l'immagine e le vostre realtà. È a questo momento che sentite il sottile cambiamento che ha operato a vostro favore e a vostra all'insaputa.

 

Certamente, come tutti, voi siete "malati". Le due notti senza dormire veramente, il digiuno necessario, il potere della radice che come un sangue rosso invade il vostro organismo fino alla nausea, prima di "parlarvi", tutto ciò è una vera prova. Tutto è là: farsi iniziare all'iboga significa accettare di vedersi in faccia, è dire di sì al movimento interiore che ogni spirito umano chiama quando si è perso o è in stato di sofferenza.

 

Si ritorna da tutto ciò, non trasformato, ma ampliato dappertutto. La serenità che si installa dolcemente in noi dopo la prova è come un appuntamento sognato con sé stesso. Non c'è effetto "miracolo" con l'iboga, c'è di meglio: l'armonizzazione con Sè stessi. E non è roba da poco, ciò vale anche per i più razionalisti di noi, la radice non attraversa nessuno senza che abbia fatto vibrare qualche cosa qua o là. Deposita in noi la necessità di una pazienza tranquilla. La dimenticate, credendo di riprendere semplicemente tutto il corso della vostra vita ed eccola che risorge nel mezzo di una vostra attività mentale sotto forma di una reminiscenza per immagini che vi sorprende perché vi dice "ecco, questo è ciò che ti dicevo quella notte." È andata ad annaffiare le vostre proprie radici, ricordandovi che potete mentire all'illusione che ci circonda ma mai più a voi stessi. È lei stessa pazienza  poiché vi accorda il tempo che volete per adattare il vostro filo di vita al bello, al generoso, all'empatia, all'amore vero.
L'iboga parla solamente a quelli che sono pronti. Se non lo siete, sa farsi dimenticare come fece durante i secoli per i bianchi che hanno creduto di dominare la Conoscenza dovunque nel mondo e che oggi si scopre essere solo una minuscola parte del grande scibile che ci attende.
 
A tutte le persone che ci ha accompagnati, tenuti per la mano, che hanno parlato con noi, hanno lavato i nostri miasmi, in piena notte usciti dal nostro torpore mentale:  Gerardo, Retto, Philippe, Sylvie, Emilia, Mallendi ed il suo collaboratore, un grande Grazie ed a presto nel mondo da qualche parte...
 
Séverine Dionigi
 
 


 

A proposito del dialogo con l'Iboga

Ho riletto un mese prima di questo seminario "Le serpente cosmique" di Jeremi Narby (può essere un'influenza incosciente sullo svolgimento dello stage ?). Mi ricordo che gli shamani rievocano i loro dialoghi con le piante e che un'allusione alla struttura del pensiero è elaborata da un biologo. Ho ritrovato questo passaggio, pagina 127, :

" Io decisi allora di telefonare a Fritz-Alberto Popp nel suo laboratorio universitario in Germania.. Gli chiesi se aveva considerato la possibilità di un legame tra le emissioni di fotoni del DNA e la coscienza. Egli rispose: "Si, la coscienza potrebbe essere costituita dal campo elettromagnetico formato dall'insieme di queste emissioni. Ma, come sapete, comprendiamo ancora molte poche cose riguardo le basi neurologiche della coscienza » "

Dunque, se l'emissione fotonica del DNA dell'Iboga si mescola all'emissione fotonica del mio DNA, a livello del cervello, o altri centri spinali, avremo due origini differenti che modulano il campo elettromagnetico indotto che rappresenta la coscienza, dunque il pensiero. quindi, il dialogo.

Ciò non significa che l'Iboga sia un'entità con la sua determinazione, dopo tutto, le nostre proprie deduzioni avvengono liberamente, salvo blocchi, prodotte dal pensiero e danno poi senso e determinazione alla nostra azione a venire, la questione è sicuramente più complicata, ma già rappresenta una buona  pista da seguire.

Il Dna dell'Iboga arricchisce il nostro pensiero. (È questo che alla fine si mangia?) La condizione resta, comunque, la nostra accettazione a fare saltare i blocchi, per autorizzare il dialogo.

Alcune testimonianze

 


[ALBUM FOTO] [SOMMARIO] [INDICE]

   retour/return index

 retour/return photo album