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Testimonianza
Iboga e troubles obsessionnels compulsifs



racine Iboga


meyaya@iboga.org

Alcune testimonianze

 

 

 

VIAGGIO DI EBOKA

 

Mi chiamo Gilles, ho 27 anni e sono alsaziano.

All'età di 15 anni, numerose agitazioni psicologiche (nevrosi, troubles obsessionnel compulsifs), sono apparse e mi hanno fatto soffrire fino al giorno in cui ho preso l'iboga.

La mia vita non è più la stessa da allora in poi.

Vado ora a raccontare la mia vita precedente la mia iniziazione all'iboga e quella dopo.

 

La mia infanzia

 

Era molto bella, troppo bella perché non potesseroesserci ripercussioni negative sul mio avvenire.

Sono stato cresciuto dai miei genitori e dai miei nonni paterni, con mio fratello di 7 anni il mio maggiore, e noi vivevamo in un certo lusso.

Mio padre era autotrasportatore e mia madre casalinga. Alla casa, ero il piccolo principe, tutti ciò che chiedevo, me l'accordavano, tutti i miei capricci erano esauditi. Ciò provocava naturalmente la gelosia di mio fratello maggiore che non esitava a darmi delle correzioni appena ne aveva l'opportunità. Mio padre, lo temevo e non l'apprezzavo, rappresentava per me il carabiniere a cui mio fratello raccontava le mie avventure della settimana quando ritornava di Parigi.

Mio nonno è deceduto quando avevo 6 anni, era un uomo molto buono, era purtroppo sempre il capro espiatorio della famiglia.

Mia nonna è deceduta quando avevo 11 anni, era una vera strega, una cattiva donna e lei non smetteva di criticare mia madre per il suo lavoro domestico. Mio padre ha ereditato tutto da lei.

Mia madre è una donna senza carattere e molto fragile. Mi ha sempre coccolato, mi ha in qualche modo castrato e tagliato braccia e gambe per impedirmi di diventare un uomo. Mi ha trasmesso tutte le sue angosce e paure.

Mio padre ha sempre giocato ai "grossi duri", ma è una persona totalmente pazza nella sua testa. È egoista, paranoico, eccessivamente protettivo, egocentrico e nevrotico, di più ha indottrinato totalmente mia madre.

Tra mio fratello e me, non c'é mai stato il grande-amore, tuttavia penso che grazie a me lui ha potuto liberarsi ed uscire da questa famiglia totalmente malata.

Difatti, i miei genitori hanno trasmesso il loro troppo amore, in gran parte a me, mio fratello è stato così meno sottomesso alla loro influenza e propaganda. All'adolescenza, è stato più bravo ad affrontare la vita e preparare il suo avvenire. È partito per studiare la chimica a Clermont-Ferrand, mentre avrebbe potuto fare molto bene i suoi studi di chimica a Strasburgo. Era per lui un'astuzia per lasciare il focolare.

Tuttavia, il suo passato l'abita ancora.

Io, ero un ragazzo pieno di energia, trascorrevo le mie giornate a giocare a calcio, a trascinarmi con i miei amici o col pastore tedesco dei miei genitori. I miei genitori hanno dovuto farlo abbattere perché è diventato pazzo, quale coincidenza.

 

Adolescenza e malattia

 

A 15 anni, al tempo di  accedere alla prima classe secondaria, sono comparsi i primi problemi psicologici.

Non comprendevo ciò che mi accadeva, ero di fronte a molti problemi nella mia testa e non arrivavo a risolverli. Apparivano anche molti tic mentali (TOC). Restavo fissato su questi problemi ed il resto non aveva più importanza per me.

Esempio di "tocs": Io allacciavo senza tregua i miei lacci, ricollocavo costantemente la televisione quando la guardavo, mi alzavo 36 volte la notte per verificare se avevo spento la luce.

Esempio di nevrosi: restavo fissato su delle parole che mi sono state dette, restavo fissato su dei pensieri che mi passavano dalla testa.

Di più ero invaso costantemente dalla paura.

Ne più di ciò, dei problemi fisici aumentavano la mia sofferenza (eczema, allergie, problemi di vista.

Ho consultato in autunno dello stesso anno un psichiatra (un lacaniano che mi ha messo sotto trattamento (anxiolitici, neurolettici, eccetera...), ma senza successo. Questo trattamento calmava le mie nevrosi ma mi inebetiva, ciò che mi impediva di sollevarmi la mattina e di lavorare nella scuola. Ero diventata una "verdura."

E logicamente, nell'aprile 1991, ho avuto un episodio psicotico che mi ha condotto all'ospedale psichiatrico. Uscendo dall'ospedale, le mie nevrosi e "tocs" erano sempre presenti e mi occorreva conviverci. Di più, né all'ospedale né il mio psichiatra mi aveva spiegato la mia patologia.

Questo stato andava a continuare durante gli anni. Ho consultato un altro psichiatra senza risultato e ho rifatto un soggiorno all'ospedale seguito ad un altro delirio nel 1998.

Ed è a questo momento della mia vita che la ruota ha cominciato a girare a mio favore. La donna che mi ha curato all'ospedale mi manda da suo marito, psichiatra anche, e questo uomo và a giocare un grande ruolo nella mia vita.

Prima di tutto, mi spiega la mia patologia ed il suo funzionamento (dopo 9 anni di malattia era tempo!), mi fa realizzare l'influenza drammatica che io ho subito dai miei genitori e mi spinge a prendere un appartamento. Di più il mio trattamento è ridotto al massimo.

La mia situazione migliora, ma le mie agitazioni sono sempre presenti e mi fanno soffrire. Nel novembre 2000, dico chiaramente al mio psichiatra che io ne ho abbastanza di questo stato e che desideravo mettere fine ai miei giorni. È a questo momento che lui mi orienta verso l'iboga.

Intraprendo delle ricerche su Internet e trovo il sito Meyaya. Entro in contatto con Gerardo e ci mettiamo di accordo per un'iniziazione da lui a Valence [France] a fine febbraio 2001.

Il 24 febbraio 2001, vado da Gerardo per l'iniziazione.

 

Viaggio di eboka

 

Paco lo stregone del Gabon è presente. Alle 18, alla fine del giorno, l'iniziazione comincia. Dopo alcuni minuti di colloquio durante i quali gli espongo il mio problema, faccio un bagno caldo e mi lavo con un mezzo-limone. Dopo il bagno, discutiamo insieme alcuni minuti, mi mette in fiducia. Prendo 1 bicchiere di estratto di iboga e un bicchiere di acqua. La pianta è molto amara. In tutto ho preso 5 bicchieri al fin del qule vomito.

E poi rientro nel viaggio, mi trovo in un villaggio africano nei tempi vecchi, sento della musica di tam-tam e vedo delle persone che danzano.

Differenti scene si succedersi.

C'è questa scena nella quale una forza divina mi carica di dati, come si incarica un dischetto vergine di computer ai quali non comprendo niente.

Durante la seguente scena sono di fronte alle nevrosi. Provo a risolverle, ma spariscono da loro stesse per lasciare posto ad altre. E poi, alla fine di un certo periodo tempo le risposte alle mie nevrosi mi vengono da loro stesse, naturalmente. E poco a poco a forza di ottenere delle risposte, prendo fiducia in me.

Questa scena mi ha fatto comprendere che è inutile restare fissato su un problema, che la risposta verrà presto o tardi.

Vado a discutere con lo stregone. È un discorso caloroso, lo stregone mi rassicura e mi spinga ad andare avanti. Interrompo la discussione e vado ad allungarmi. Alcuni minuti dopo, ritorno verso lo stregone e la nostra discussione riprende. Il dialogo riprende ma differentemente. Non si parla più lo stesso linguaggio, non ci si comprende più. Mi rendo conto che dialogo con Paco per la parola, mentre prima dialogavo con lui per il pensiero.

Questa scena mi ha fatto comprendere che la parola è l'attrezzo necessario per esprimere un pensiero, ma che le parole possono essere male interpretare, male comprese o avere un significato differente da una persona ad un'altra. durante la mia prima discussione, Paco vedeva nei miei pensieri e io nei suoi. Tutto era chiaro tra noi.

Domenica mattina, regredisco nel mio passato. Ho 2 anni e mi arrampico sul tavolo di mia madre dove è posto il telefono. Il telefono suona ed io spaventato, lo prendo, la segreteria telefonica ed una donna mi parla. Mi sembra che sia la mia madrina, una donna che non ho mai apprezzato.

So d'ora in poi che le paure e le angosce che viziavano la mia vita provengono da questa telefonata che mi ha spaventato.

Ho 3 anni adesso, la mia madrina e mio zio sono in visita da noi e sono felice di partire. Questo pomeriggio fa bello e ci troviamo tutti sulla scala di entrata della casa. La mia madrina si burla di me perché ho il naso tappato. Questa presa in giro mi ha ferito e ciò è stato lo scatto delle mie nevrosi e tocs che si sono manifestati a 15 anni. (Nella mia vita ho avuto spesso dei problemi di respirazione.

Mi trovo nel ventre di mia madre adesso. Mi rendo conto che lei mi sta " fabbricando" di traverso.

E viene poi la scena della mia nascita. Ho paura di uscire del ventre di madre e ho paura di ciò che c'è dall'altra parte. E poi nasco ed una luce mi abbaglia, sicuramente l'illuminazione localizzata al disopra del tavolo di parto. Ho vissuto anche questa scena di una vista in altezza, mi sono visto nascere e ho visto i primi istanti della mia vita.

Mi ricordo anche della mia 1 notte passata alla casa. Sono allungato nella culla e piango, vedo mia madre occupata a parlarmi. Mi rassicura dicendomi che sono suo e che si occuperà sempre di me, etc. cerca di rassicurarsi lei stessa e cerca di trasmettermi le sue angosce e le sue paure. Io dissi "in che razza di famiglia son caduto" ed internamente urlo "aiuto!." Mi ricordo molto bene della mia camera, della tappezzeria, della disposizione dei mobili, so tuttavia molto bene che un bambino di una settimana non vede praticamente niente.

Viene la scena durante quale vedo pure nero. Non vedo più una via di uscita favorevole alla mia vita, è un baratro totale e lo resterà. Esplodo in singhiozzi di lunghi momenti, piango tutte le lacrime del mio corpo. Paco mi rassicura e mi sostiene, comincio a riprendere speranza. Pazzi risa alternano con lacrime adesso, così che ad un certo momento non so anche più se piango o se rido. Dopo il temporale, il bel tempo, sono calmo, sereno ed alleggerito. Così che mi sento partire, ho l'impressione di morire, e sono meravigliato. Una luce piccola, gialla mi porta. È talmente bello che perdo conoscenza.

Domenica sera, mangio in famiglia in compagnia di Gerardo, Jeanne la sua donna, Collince loro figlio e Paco, degusto il cibo, e mi basta allo stesso tempo poco per saziarmi. Bevo 2 bicchieri di vini rossi e fumo.

Ma il lavoro più duro resta da venire. Durante la notte rientro nelle nevrosi. Non trovo soluzioni a queste nevrosi e mi lascio invadere dalla malattia. Ho paura, penso di subire una psicosi e chiedo di essere ricoverato in un ospedale psichiatrico. Gerardo mi parla fermamente e mi rimette le idee a posto. Sto lottando adesso contro me stesso, per lottare contro la mia malattia. Più provo a combatterla e a trovare delle risposte razionali con la mia testa e più affondo. So in fondo a me stesso che per uscirne devo ascoltare il mio cuore (vale a dire provare la vita). Ho paura di soffrire facendolo ma so che è l'unica cosa da fare.

Affondo sempre più, ed arriva un momento dove so che se adesso non ascolto il mio cuore, dovrò continuare a vivere tutta la mia vita con la malattia.

Mi lancio e tutto accade bene, risalgo progressivamente la pendenza. Dopo un certo tempo, mi rendo conto dei progressi effettuati, non mi ricordo più delle nevrosi che ho potuto avere, ed io prendo fiducia in me. So che devo continuare a provare ed ad ascoltare il mio cuore e che il combattimento é appena cominciato. Molto più tardi, rifaccio il punto e mi rendo conto che sono uscito della mia malattia, ma che devo continuare a combattere nella vita.

Questa notte fu agitata, ed io non ha dormito. Lunedì mattina, io emergo progressivamente dal viaggio.

 

La mia vita dopo il viaggio

 

Trascorro ancora 2 giorni da Gerardo a Valence durante i quali noto dei fenomeni su di me: 

  • ho moltissimo appetito ma mangio paradossalmente poco  

  • la mia libido è al massimo  

  •  poche ore di sonno mi bastano 

  •  dei lampi appaiono nei miei occhi 

  •  ho dei dolori vivi ai gomiti ed ai ginocchi e dei pizzicori all'estremità delle dita  

  • ho ristretto la cinta di due buchi

 

Questi fenomeni si attenueranno progressivamente.

Trascorro dei buoni momenti in compagnia di Gerardo, Jeanne, Collince e Paco

Mercoledì, di pomeriggio, prendo il treno per Strasburgo. Sono per le 1 volta confrontato con me stesso in faccia alla società. L'apprendistato è brutale e difficile. Mi si ruba il mio biglietto di treno e ho delle noie con un controllore antipatico che me lo fa pagare. Evacuo i miei problemi con delle risate, così che esplodo a ridere durante la metà del tragitto e questo malgrado la presenza di altre persone nel vagone.

Ritornato da me in Alsazia, mi sento invincibile. Tuttavia vado ad indebolirmi progressivamente e a soffrire sempre più.

Sono solo, evito gli amici che frequentavo e non arrivo a farmene di nuovi. Sono come un ragazzino confrontato a sé. Ho rotto un contratto di apprendistato con La Posta in luglio e mi sono ritrovato senza impiego. Trovo le persone fredde, individualistiche, stressate ed angosciate. Trovo la società occidentale malata.

Da settembre a gennaio, degli enormi terrori mi invadono, ed io non dormo più.

Rientro nei deliri controllati. Sono seguito da Gerardo e Jeanne, da Paco, da una coppia di guaritori, ed occasionalmente da uno psicoterapeuta ed dallo psichiatra che mi ha orientato sull'iboga.

Poi a partire da metà gennaio, risalgo progressivamente la mia pendenza. Mi inserisco in un club di Yoga, di ping-pong ed io integro il corale parrocchiale della mia città. Queste attività permettono di occuparmi il martedì, mercoledì e giovedì sera e la domenica mattina. Il sonno ritorna e dormo molto bene. Progressivamente riprendo i legami coi miei vecchi amici e li trovo sempre più simpatici. Mi faccio anche dei nuovi amici e sempre più conoscenze.

Sono sempre meno bisognoso dell'aiuto di Gerardo e della sua donna, di Paco e dei due psicologi.

Considero sempre più queste persone come degli amici vicini a me.

Il mio libero arbitro si sviluppa e ho l'impressione di uscire dell'infanzia.

 

Ultime nuove (Novembre 2004): Va molto bene, non ha più nessuna agitazione, si è sposato

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