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- articolo Balafon -

Brano di un articolo dedicato alla musica tradizionale in Camerun. Questo articolo ci sembra essere molto rappresentativo della visione touristico-etnocentrica del buono giornalista bianco che lavora per l'Aria-Africa.


SUD CAMERUN UN PERCORSO MUSICALE
per Gerardo Arnaud,
in "BALAFON", N° 140,,
rivista gratuita pubblicata per l'Aria Africa.
Foto di Catherine Millet.

Il miracolo del bwiti

La cultura dei Fang, come quella dei loro vicini pigmei con cui hanno da molto tempo una relazione di ibridazione, attribuisci alla notte un valore superiore e sacro. Come le notti del mvet queste del bwiti offrono ai loro adepti una transizione sottile tra i culti degli antenati ed il desiderio di fondersi in una comunità universale. Il bwiti è all'origine una religione animistica, quella dei Mitsogho del Gabon. Molti Fang l'hanno adottata negli anni 1930 dopo avere abbandonato il Byéri, il culto degli antenati, per la religione cristiana. Il sociologo Giorgio Balandier nel suo celebre lavoro Africa "Ambigua", presentiva che l'adesione immediata ed entusiasta dei Fang al cristianesimo era solamente il riflesso di un opportunismo ancestrale ma superficiale. Una delle più belle musiche che abbiamo scoperto durante questo servizio, è quella del bwiti. Ad Ambam, poi a Yaoundé, abbiamo assistito alle preghiere di questa comunità che adora il Cristo e tutti i suoi santi, ma secondo i riti assolutamente africani Tutto accade in un tempio comparabile a quello dei greci dell'antichità un rettangolo delimitato, ma aperto, cinto da un tipo di deambulatorio dove si prepara la cerimonia. All'interno, di un lato gli uomini, dall'altro le donne.

Come nel vudù, l'evoluzione dei fedeli gira intorno a un palo, traforato da un buco,: prima dell'intrusione del cristianesimo, era una scultura femminile avente un buco simbolico. I musicisti sono i principali attori del bwiti. La sacerdotessa, la "mamma", si accontenta di badare discretamente al buon svolgimento della cerimonia. Il suonatore dell'arpa "ngombi" è il vero maestro del gioco. Corredato di tamburi, suonati dai bambini, di putrelle colpite, di campane e di sonagli, comincia con condurre tutti a una lunga processione musicale intorno al tempio. Poi ci si ritrova all'interno, i musicisti raggruppati dietro l'altare, gli altri, adulti o bambini, vanno a danzare e cantare fino all'alba, moltiplicando le offerte, le libagioni ed i riti di purificazione, per l'acqua e soprattutto per il fuoco. Vestito di colori vivi, il viso imbiancato al caolino, facendo giravolte intorno alle fiamme, gli adepti del bwiti compongono un balletto straordinario, uno degli spettacoli più belli che abbiamo mai visto. Tutti i partecipanti, anche i bambini più giovani hanno solamente tre o quattro anni, sono sotto l'ascendente dell'eboga un allucinogeno potente estratto da una radice che è supposto procurare una visione dell'aldilà: l'iniziato del bwiti viaggia su una piroga che lo trascina sul fiume leggendario Nobosué, verso '"il paese dei Bianchi e dei morti." Si può vedere là una sopravvivenza del vecchio culto Byéri che comportava anche la presa di un allucinogeno, lo scorza di "alan", per comunicare coi "bekon" - i fantasmi all'origine malefica ma grazie ai riti funerari si trasformano in antenati benevoli. Ma il bwiti è innanzitutto una chiesa cristiana, solo il Cristo, la Vergine ed i santi sono invocati per nome. la liturgia comporta la comunione e la confessione pubblica per i neofiti. Gli uffici sono interminabili: una semplice preghiera dura tutta la notte ed una grande cerimonia come quella dell'iniziazione può prendere quattro giorni e quattro notti. I membri del Bwiti non fanno proselitismo, anche se sono molto ospitali. Se è praticato oggi in contesto urbano, il culto si rivolge alle "persone della foresta", e suppone, come il mvet, la conoscenza della lingua Fang classico che tiene un ruolo comparabile a quello del "latino di chiesa."

Grazie al mvet ed al bwiti, i Fang ed i popoli "pahouinisés" che si sono adattati ottimamente al mondo moderno hanno saputo conservare anche un legame spirituale coi loro antenati e col mondo soprannaturale della Grande Foresta che dividono coi loro vicini e predecessori pigmei.

 


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